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Gioacchino Greco

Gioacchino Greco

Gioacchino Greco è stato uno dei più grandi campioni in­ternazionale di scacchi. Egli nacque a Celico da un’illustre famiglia, com’è stato rivelato da un vecchio manoscritto, alla fine del 1590. Secondo l’usanza delle famiglie nobili, il giovane Gioacchino fu rinchiuso a studiare nel collegio dei Gesuiti di Cosenza.

Qui, da  Mariano Marano fu avviato a gustare le bellezze del gioco degli scacchi. I progressi furono rapidi, tanto da destare meraviglia tra i  numerosi cultori di quel tempo. A Roma pubblicò, nel 1619, in francese, il “Trattato del gioco degli scacchi”;  ci furono tre edi­zioni del Trattato mentre era in vita e, dopo la sua morte, a Parigi, a Bordeaux, all’Aia, ad Amster­dam, a Liegi, a Bruxelles, a Londra, a Lipsia ed altrove, se ne ebbero oltre 50.  Ancora oggi  questo libro viene stampato in Italia, mentre centinaia di opere di al­tri autori dormono polverose nelle biblioteche. Tutto ciò a dimostrazione della sua grande fama.

Tra le tattiche applicate nel gioco, rimane ancora nota una sua vincente mossa detta “del Gambetto”.

Il Trattato del gioco degli scacchi fu dedicato ad Enrico II duca di Lorena; e forse in conseguenza di ciò Gioacchino Greco andò a Parigi ed in successive partite vinse clamorosamente i tre campioni che in Francia si disputavano lo scettro de­gli scacchi, dei quali campioni a noi sfugge il nome.

In seguito andò in Inghilterra, ove gli capitò la più inaspettata delle avventure: qualche mese dopo lo sbarco, fatto pedinare da rivali battuti, fu aggredito e colpito da uno stuolo di malviventi, i quali gli rubarono più di 5 mila scudi, frutto di tutte le sue vittorie,.

Tornò, disgustato, in Francia sicuro di trovare una società più raffinata e tranquilla a cui far gustare la sua genialità e il suo stile; per questo venne chiamato “Superbo e affascinante come il suolo della sua Patria”

La sua fama era nota nelle corti e nei salotti delle più grandi famiglie. Uno dei tanti famosi avversari, da lui battuto, fu così cavalleresco che gli s’inchinò a salutarlo con un madrigale che resta ancora pieno di brio e di generosità.

Seguì un grande di Spagna nelle Indie Occidentali, visitando il Messico, il Perù ed il Cile. Da quel viaggio non fece più ritorno. Pare che si sia spento verso il 1634, ed ignoto è ancora il luogo della sua morte, anche se sono state fatte tante ricerche in proposito. Una sola cosa è certa: Gioacchino Greco istituì erede dei suoi beni i Gesuiti, forse in memoria de­gli studi compiuti nel loro collegio di Cosenza, forse anche per la gratitudine dell’assistenza ricevuta in terre allora così remote dalla sua Celico.

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